La cooperazione sociale genera opportunità di lavoro, autonomia per le persone e benefici concreti per la comunità. La ricerca promossa dal Consorzio Intesa e presentata il 28 settembre a Treviso quantifica per la prima volta il valore economico e sociale prodotto da cinque cooperative del territorio, tra cui Sol.Co.
Il lavoro inclusivo non è soltanto uno strumento per favorire l’inserimento professionale delle persone in situazione di svantaggio. È anche un investimento capace di generare benefici per l’intera collettività, contribuendo alla sostenibilità del sistema di welfare e alla riduzione dei costi sostenuti dalla Pubblica Amministrazione.
È questo il risultato principale emerso dal convegno L’economia dell’inclusione lavorativa, organizzato dal Consorzio Intesa il 28 settembre 2026 a Palazzo Giacomelli, a Treviso. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dal Centro Studi Socialis dell’Università degli Studi di Brescia, attraverso il metodo VALORIS, per misurare l’impatto economico e sociale generato dal lavoro inclusivo.
Tra le cinque cooperative sociali di tipo B coinvolte nello studio c’è anche Sol.Co., insieme ad Alternativa Ambiente, Erga, Madonna dei Miracoli e Vita e Lavoro.
Una partecipazione che conferma l’importanza del lavoro svolto quotidianamente dalla cooperazione sociale e la necessità di riconoscerne il contributo non soltanto sul piano umano, ma anche attraverso risultati concreti e misurabili.
Una ricerca per misurare il valore reale dell’inclusione
Quanto valore genera l’inserimento lavorativo di una persona in situazione di svantaggio? Quali benefici produce per il territorio? E quale impatto ha sui bilanci pubblici?
Sono queste le domande alla base della ricerca commissionata dal Consorzio Intesa, network che rappresenta 23 cooperative della provincia di Treviso.
L’analisi ha preso in esame i dati relativi al 2024 di cinque cooperative sociali di tipo B, con l’obiettivo di quantificare i benefici economici prodotti dall’inclusione lavorativa e confrontarli con i costi sostenuti dalle istituzioni per sostenerla.
Il risultato è un quadro che permette di leggere il lavoro inclusivo da una prospettiva più ampia: non soltanto come risposta a una condizione di fragilità, ma come un investimento che può produrre un ritorno economico per la collettività, oltre a favorire autonomia, competenze e partecipazione sociale.
La ricerca è stata condotta applicando il metodo VALORIS, un modello scientifico basato sull’analisi costi-benefici. Il suo valore consiste proprio nella possibilità di tradurre in dati economici una parte degli effetti generati dal lavoro delle cooperative sociali, rendendo più evidente il contributo che queste realtà offrono al sistema pubblico.
I numeri della ricerca: 143 persone inserite al lavoro
Nel corso del 2024, le cinque cooperative coinvolte hanno inserito al lavoro complessivamente 143 persone in situazione di svantaggio.
Di queste, 120 sono state assunte con un contratto di lavoro dipendente, pari all’84% del totale, mentre altre 23 persone sono state coinvolte attraverso tirocini formativi.
I dati mostrano come la cooperazione sociale possa offrire percorsi professionali anche a persone che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro ordinario.
La composizione del gruppo analizzato evidenzia, infatti, una presenza significativa di persone adulte: oltre la metà ha più di 40 anni, con una particolare incidenza nella fascia compresa tra i 50 e i 59 anni. Un terzo degli occupati, inoltre, presenta un’anzianità lavorativa superiore ai dieci anni.
Si tratta di elementi importanti, perché raccontano percorsi professionali che non si esauriscono necessariamente in un’esperienza temporanea, ma possono diventare occasioni di continuità lavorativa e di consolidamento delle proprie competenze.
La ricerca ha coinvolto persone con differenti condizioni di svantaggio:
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71 persone con invalidità fisica o psichica;
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40 persone con disagio psichiatrico;
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18 lavoratori con problemi di dipendenze;
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11 persone inserite attraverso misure alternative alla detenzione;
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3 persone segnalate dai servizi per condizioni di generico disagio sociale.
Dietro questi numeri ci sono situazioni e bisogni differenti, che richiedono percorsi personalizzati e contesti lavorativi capaci di accompagnare le persone nella costruzione della propria autonomia.
È proprio in questo ambito che si inserisce il lavoro delle cooperative sociali di tipo B: creare opportunità professionali concrete, valorizzare le capacità individuali e favorire la partecipazione alla vita lavorativa e sociale.
Oltre 1,08 milioni di euro di valore netto per la Pubblica Amministrazione
Il dato più rilevante emerso dallo studio riguarda l’impatto economico complessivo prodotto dalle cinque cooperative.
Nel 2024, i benefici generati per la Pubblica Amministrazione sono stati quantificati in oltre 1 milione e 676 mila euro. A fronte di questo risultato, i costi sostenuti dalle istituzioni sono stati pari a circa 596 mila euro.
Il saldo tra benefici e costi restituisce un valore netto di 1.080.299,12 euro.
In altre parole, considerando le cinque cooperative nel loro insieme e secondo il perimetro di analisi adottato dalla ricerca, i benefici economici generati dall’inserimento lavorativo superano di oltre un milione di euro le risorse pubbliche impiegate.
Lo studio indica inoltre un valore medio annuo di 46.554,88 euro per ciascun lavoratore svantaggiato inserito, secondo il calcolo riportato nella ricerca.
L’impatto varia in funzione delle categorie considerate. Il risparmio medio pro capite più elevato riguarda l’inserimento lavorativo di persone con disagio psichiatrico, per le quali supera i 52.600 euro all’anno.
La quota principale dei benefici economici ricade sullo Stato, che raccoglie il 79% delle maggiori entrate e dei risparmi stimati. Seguono i Comuni, con l’11%, e la Regione Veneto, con il 10%.
Questi risultati aiutano a comprendere come l’inserimento lavorativo possa produrre effetti che vanno oltre il singolo contesto aziendale, contribuendo al funzionamento complessivo del sistema pubblico.
Come si genera il risparmio pubblico?
Per comprendere il significato dei risultati è importante considerare come è stato calcolato il valore economico prodotto.
Il metodo VALORIS prende in esame diverse componenti, distinguendo tra i benefici generati dalle cooperative per la Pubblica Amministrazione e i costi sostenuti dalle istituzioni.
Tra i benefici vengono considerate le maggiori entrate fiscali, come le imposte sui redditi e l’IVA versata, insieme alle spese pubbliche evitate in ambiti quali assistenza, sanità e sussidi.
Sul fronte dei costi vengono invece conteggiati i contributi pubblici e le esenzioni fiscali riconosciute alle realtà coinvolte.
Il confronto tra queste voci consente di stimare il valore netto prodotto dall’inserimento lavorativo.
Il meccanismo è importante: quando una persona trova un’opportunità professionale adeguata alle proprie capacità e alla propria situazione, il beneficio non riguarda soltanto il reddito da lavoro. L’inserimento può contribuire a rafforzare l’autonomia individuale, ridurre alcune condizioni di dipendenza dai servizi e generare nuove entrate per il sistema pubblico.
È necessario precisare che il valore economico rilevato dallo studio rappresenta una stima complessiva ottenuta attraverso uno specifico modello di analisi, riferita alle cinque cooperative e all’anno considerato. Non coincide quindi con un risparmio di cassa immediato per ogni singolo ente, né misura da solo tutte le dimensioni del valore sociale generato.
Resta, tuttavia, un’indicazione significativa per comprendere il contributo della cooperazione sociale alle politiche attive del lavoro e alla sostenibilità del welfare.
Il valore delle persone va oltre i numeri
La misurazione economica rappresenta uno strumento utile per rendere visibili risultati che spesso rimangono difficili da quantificare. Ma il valore dell’inclusione lavorativa non può essere ridotto a un bilancio.
Nel corso del convegno è emerso con forza anche questo aspetto: ogni dato rappresenta una persona, una storia e un percorso di vita.
Per chi vive una condizione di fragilità, il lavoro può significare ritrovare un ruolo riconosciuto, acquisire nuove competenze, costruire relazioni con i colleghi e sviluppare una maggiore autonomia nella gestione della quotidianità.
Significa anche poter contribuire attivamente alla comunità, assumendosi responsabilità e partecipando alla vita sociale attraverso un’esperienza concreta.
L’assessore alla Città solidale e inclusiva, Famiglia e Disabilità del Comune di Treviso, Gloria Tessarolo, ha sottolineato proprio la doppia valenza del lavoro sviluppato in ambito sociale: da una parte uno strumento a disposizione dei servizi sociali per accompagnare le persone nei percorsi di ricostruzione della propria autonomia; dall’altra un’esperienza di realizzazione personale, fondata sulla fiducia, sull’acquisizione di capacità e sulla relazione con gli altri.
Una prospettiva che richiama il significato più profondo della cooperazione sociale: costruire contesti in cui le persone possano esprimere le proprie capacità e trovare opportunità adeguate alle proprie possibilità.
La cooperazione sociale come risorsa per il territorio
La presentazione dei risultati ha coinvolto rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni regionali e locali e della cooperazione sociale.
Per il Centro Studi Socialis dell’Università degli Studi di Brescia sono intervenute Cristiana Paladini, direttrice, e Sara Capuzzi, ricercatrice, che hanno condotto lo studio. Simona Berlese, consulente di responsabilità sociale d’impresa, ha approfondito gli effetti della ricerca sul territorio trevigiano.
Sono intervenute inoltre Roberta Rebesani, direttrice della Direzione Lavoro della Regione Veneto, e Paola Roma, assessore regionale ai Servizi Sociali.
Nel suo intervento, l’assessore Roma ha evidenziato il ruolo delle cooperative sociali come collegamento concreto tra persone, lavoro e comunità, sottolineando la capacità dell’inclusione lavorativa di generare autonomia, dignità, relazioni e partecipazione.
Il presidente del Consorzio Intesa, Marco Toffoli, ha richiamato l’attenzione sul valore economico prodotto dalle cooperative, definendo la cooperazione sociale una risorsa per la collettività e uno strumento concreto di politica attiva del lavoro.
La ricerca offre così anche un’indicazione per il futuro: rafforzare la collaborazione tra istituzioni, servizi, imprese e cooperative sociali, affinché le opportunità di inserimento lavorativo possano essere riconosciute e sostenute come parte integrante delle politiche territoriali.
Il contributo di Sol.Co.: trasformare le opportunità in percorsi concreti
Per Sol.Co., partecipare a questa ricerca significa contribuire a un lavoro collettivo che punta a rendere più comprensibile e misurabile il ruolo della cooperazione sociale.
L’analisi realizzata insieme alle altre quattro cooperative del territorio permette di spostare il confronto da una valutazione basata esclusivamente sui costi e sulle risorse impiegate a una lettura più completa dei risultati prodotti.
Il lavoro inclusivo richiede infatti organizzazione, competenze, accompagnamento e collaborazione con i servizi e con il territorio. Il suo valore si manifesta nel tempo, attraverso la possibilità di costruire esperienze professionali, sviluppare capacità e favorire una partecipazione più piena alla vita della comunità.
La ricerca VALORIS mette a disposizione un elemento ulteriore: una base quantitativa per riconoscere anche il ritorno economico di questo impegno, mostrando come l’inserimento lavorativo possa contribuire alla sostenibilità del sistema pubblico.
I risultati presentati non sono un punto di arrivo, ma uno strumento per proseguire il confronto su come rendere l’inclusione lavorativa sempre più efficace, accessibile e riconosciuta.
Perché il valore del lavoro sociale non si misura soltanto nelle risorse che permette di risparmiare. Si misura anche nelle competenze che vengono sviluppate, nelle autonomie che si consolidano e nelle opportunità che diventano possibili.
Oltre un milione di euro di valore netto per la collettività è il risultato quantificato dalla ricerca. Al centro rimangono le persone, il loro lavoro e la possibilità di contribuire, ciascuno con le proprie capacità, alla vita della comunità.